sabato 20 ottobre 2012

Il Cristo: servo sofferente. Domenica XXIX Marco 10, 35-45

Il cristianesimo non è una dottrina filosofica, che puoi accettare  o no; né è un codice di dottrina morale che ti insegna quello che devi fare o devi evitare. Il cristianesimo è Cristo che vive con noi, in noi e per noi! Il cristianesimo è vita; cristo è venuto per servire e dare la vita per noi, per il nostro riscatto, per la nostra salvezza. Il brano del vangelo, sopra citato, ha due parti: l'episodio dei due fratelli Giacomo e Giovanni; poi la 2^ parte che riguarda il senso vero del regno di Dio, dove Gesù si presenta come il servo sofferente. La sofferenza come purificazione e salvezza. Gesù non è un condottiero di eserciti, un dominatore di popoli... ma il "servo fedele" Il figlio dell'uomo, dice Gesù, è venuto per servire e dare la vita per il riscatto. ecco perchè diventa l'"Ostia". Il termine latino "ostia" era la carne sacrificata ed offerta a Dio. Gesù è la nuova ostia che si sacrifica e si offre al Padre per tutti noi. La croce, il crocifisso, il calvario : sono realtà che scandalizzano. L'ebreo avrebbe detto: no, non è possibile!  Per gli ebrei la croce era riservata solo ai grandi peccatori, i romani la usavano solo per gli schiavi. Cristo ha riscattato l'uomo: tutti sono uguali davanti a Dio: schiavi o liberi, uomini o donne, ricchi o paveri, romani o barbari. e... dice a noi: chi vuole essere mio discepolo, prenda la croce e mi segua. Davanti alla parole di Cristo, oggi, XXI secolo, siamo chiamati aa assumere un atteggiamento che può essere triplice: o l'indifferenza... o la ribellione... o la Fede! Siamo nell'anno della Fede, promulgato dal papa l'11 ottobre! (a 50 anni dal Concilio Vaticano II). la Fede ci presenta Cristo sofferente, che è la Sapienza di Dio; abbiamo anche una garanzia: il Cristo sofferente è il Risorto... il suo messaggio è perciò divino. Con il battesimo ci siamo inseriti in Cristo da costituire un unico corpo. La nostra risposta non può essere che una sola:il nostro "si" generoso ed incondizionato. In Cristo troveremo la forza per proseguire nel nostro viaggio; in Cristo troveremo l'aiuto per essere forti e non soccombere; con Cristo realizzeremo il regno di pace, di giustizia e di amore.

 "Chi si volge indietro, dice Gesù, non è degno del regno dei cieli". Hai sollevato lo sguardo al cielo? non rivolgerlo sul fango! Quando hai scelto la tua via, quando hai scelto la tua stella, salpa, vai avanti senza esitare! Se rimani incerto: vuoi e non vuoi... la tua esitazione ti inchioda sul suolo e non proseguirai. La tua volontà deve essere rigida come l'acciai, tagliente come una spada. Se guardi indietro, non potrai andare avanti... forza, non sei solo... Gesù è sempre accanto a te!

domenica 14 ottobre 2012

Lu parrineddu (il piccolo prete) di Max Firreri


Anedotti, le vacanze a Selinunte e quell'ultimo abbraccio prima dell'uccisione. La figura di don Pino Puglisi raccontata dal fratello Gaetano, dalla cognata Giacoma, dai nipoti Giuseppina e Carmelo e dal Vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, già postulatore della causa di beatificazione. Il giornalista Max Firreri firma la regia di questo cortometraggio (25') interamente girato con un iPhone e montato da Maurizio Bono.

gli appuntamenti di Ottobre


sabato 13 ottobre 2012

La vera sapienza XXVIII domenica Marco 10, 17-27

L'uomo è intelligente, ma non è sapiente; può amare la sapienza (filosofo), avvicinarsi alla sapienza, ma la vera sapienza è Dio. Questa sapienza divina si è manifestata a noi in due libri: la creazione e le rivelazione. La natura creata, dove tutto è perfezione, armonia, quì c'è l'orma chiara di dio. La natura è un libro non scritto, ma che si vede e si legge. Il secondo libro: la rivelazione (o Bibbia), ispirata da Dio, ci rivela la sapienza divina. Il peccato (orgoglio e superbia) portò l'uomo lontano da Dio , anzi l'uomo pensò di potere fare a mano di Dio... e l'uomo così scoprì di essere nudo, di aver perduto tutto. Lontani da Dio gli uomini si costruirono una loro sapienza: per gli Ebrei questa fu la legge, per i Greci fu la filosofia, per i romani  il diritto e la forza... L'uomo divenne la misura di tutte le cose... così sperimentò solo la sua debolezza, superficialità e la morte.  Gesù interviene: Lui, che è la Sapienza eterna, il Verbo che si è fatto uomo., riporta l'uomo (creato ad immagine di dio) alla sua vera identità.. Essere libero, è posto liberamente davanti ad una scelta. Il vangelo oggi ci presenta due possibili scelte: un giovane ricco che non ha il coraggio di distaccarsi dalle ricchezze e seguire Cristo... gli apostoli che, lasciato tutto, seguirono Cristo.  Due situazioni opposte. l'essenziale però è seguire Cristo.  Non essere legatia tutto ciò che è superficiale, contingente, superfluo. Se siamo cristiani, siamo chiamati a seguire Cristo. Il Vangelo è un insegnamento di ieri, di oggi, di sempre. Il cristiano riceve dei talenti da dio, dei carismi dallo Spirito, fa parte di una grande famiglia: Seguire Cristo significa vivere la propria vocazione di uomo e di figlio di Dio, ma sotto l'azione dello spirito . Qualunque sia l'attività che svolgi, sia che sei sposato o singolo, la tua vita, i tuoi beni sono strumenti che Dio ha messo nelle tua mani per vivere la tua dimensione di uomo e di figlio di Dio. Il giovane del Vangelo... se ne andò triste, gli apostoli seguirono gioiosi Cristo sino alla morte. ognuno è chiamato a fare le sue scelte, ma la finalità è uguale per tutti. E' diffcile allora la vita? No, direi. si è guidato dallo Spirito... basta aprire il cuore, seguire Cristo, mettere Dio al posto del nostro "io". Bisogna amare come Cristo ci ha amati.
 
 Tu cerchi la verità; se la cerchi, vuol dire che non la possiedi; tu cerchi la felicità: se la cerchi vuol dire che non l'hai. Tu vuoi amare; ma l'amore è altruismo, allontanati dal tuo io possessivo. Tu vuoi vivere, ma la vita è movimento, non restare fermi: Tu cerchi la pace, dunque c'è in te la guerra, fuggi da te. Tu cerchi la libertà; vuol dire che tu sei in catene slegati da te. Tu vuoi tutto; dunque non hai nulla, sei misero. Solo Gesù ti dice: chi vuol seguirmi, rinneghi se stesso. Sequire Cristo è amare! amare Dio... amare il prossimo. Ama e sarai felice.

sabato 26 novembre 2011

Avvento... tempo di preparazione (Marco 13, 33-37)

"Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate". L'avvento è caratterizzato dalla veglia... come periodo di attesa. La vita dell'uomo è scandita da tre attese: la 1^ attesa quella di Cristo Gesù, che venne a salvare l'umanità; la 2^ attesa: la nostra vita proiettata nel futuro, la nostra vita è un cammino e tende a Gesù che ci invita: siate pronti con la cintura ai fianchi e la lucerna accesa in mano (è l'atteggiamento di chi deve camminare, sapere dove mettere i piedi e conoscere la meta del viaggio); la 3^ attesa di Gesù quando verrà alla fine per giudicare gli uomini a seconda delle loro azioni compiute. L'attesa non è un periodo di angoscia, nè di agitazione, ma un periodo di responsabilità e di gioia.Ti sono stati affidati dei grandi beni (i talenti di cui parla Gesù nella parabola) e ti si chiede: cosa ne hai fatto?. Non parlo dei beni materiali (quelli sono mezzucci a disposizione), ma di beni spirituali che potresti perdere o sottovalutare: la pace, la gioia, il vigore, l'anima... tutti beni che potrebbere essere rapiti. La vita, come vedi, è un rischio: si celano agguati, imboscate, sorprese... non puoi dormire o sentirti sicuro; bisogna stare all'erta e montare la guardia alle tue porte. Non basta allora solo vegliare, bisogna anche pregare. Non basta infatti solo fare la guardia, bisogna anche essere armato... occorrono le armi, la munizione... queste cose sono date dalla preghiera. Rivolgiti a Dio Padre, allora ti arriveranno gli aiuti, la munizione,, la sua grazia. "Cingiti dell'armatura di Dio: indossa la corazza della giustizia, stringi lo scudo della fede, copriti la testa con l'elmo della salvezza, impugna la spada della Parola di Dio... e così armato... inizia il cammino dell'Avvento.
Bisogna essere sempre pronti! non conosciamo nè l'ora nè il giorno. E tu sei pronto?, vegli ? Ogni albero che non dà buon frutto sarà gettato nel fuoco, sono parole di CristoL'albero riceve dalla terra, dal cielo, dall'aria, dall'uomo... e ...ricambia con i suoi frutti. Se l'albero non rende, viene tagliato. Tu hai ricevuto tanti doni da Dio, dalla terra, dal cielo , dalla famiglia, dalla società... come ricambi?. Se sei una pianta sterile, inutile... è un guaio. Ecco l'Avvento... l'attesa del Natale. Questo che dico a te... lo dico pure a mes stesso. Riflettiamo perchè il Natale segni un vero traguardo: la gioia di Cristo Gesù nel nostro cuore.

lunedì 31 ottobre 2011

NO HALLOWEEN


Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei (Matteo 23, 1-12)

Il brano del Vangelo mette il cristiano davanti alle sue responsabiltà. Il richiamo di Cristo vale per i sacerdoti e i vescovi, vale per tutti i credenti. Nella Chiesa, infatti, siamo tutti "uditori", pecorelle, Chiesa che impara; siamo tutti alla scuola dello Spirito Santo che soffia dove vuole e quando vuole. Nostro compito è metterci all'ascolto della Parola di Dio ed accoglierla con sincerità ed umiltà. Da qui le parole di Gesù che denunciano due difetti intollerabili: l'incoerenza e l'ipocrisia. Così si parla ( o si predica) di distacco dai beni terreni ( e poi siamo alla ricerca del tornaconto, delle ricchezze e del lusso sfrenato); parliamo di libertà ( e poi non siamo capaci di rispettare il parere degli altri); Parliamo di amore ( e poi non siamo capaci di perdonare, dimenticare, voltare pagina). Nei nostri giudizi usiamo spesso due pesi e due misure: una per noi (larga, abbondante, elastica...), una diversa per gli altri (limitata, stretta, rigida).Per i nostri difetti troviamo tutte le scuse, tutti gli attenuanti; per i difetti degli altri, tutte le accuse, tutti gli aggravanti. Ipocriti, direbbe ancora oggi Gesù. Siamo meticolosi quando dobbiamo pesare gli altri; diventiamo di larghe vedute quando dobbiamo pesare noi stessi. Abbiamo cento occhi per criticare gli altri, diventiamo miopi per l'autocritica. Usiamo due lenti: una che minimizza i nostri difetti, l'altra che ingrandisce i difetti degli altri. Una stessa mancanza: se la facciamo noi, è una cosetta, se la fanno gli altri è colpa grave, è disonestà, è incoerenza. Gesù rimprovera questi falsi maestri, questi farisei di ieri e di oggi.
Ricordati: un sorriso è cortesia se proviene da un cuore gentile, è solo ipocrisia se si ferma solo all'esteriorità. Una esortazione aggiunge gesù, che è rivolta soprattutto ai sacerdoti e ai vescovi di ieri e di oggi. "Non fatevi chiamare ...Rabbi... non fatevi chiamare Padri; uno solo è il Maestro, Cristo... uno solo è il Padre, quello che sta nei cieli.. Quello che Gesù vuole impedire che si crei la presunzione di essere sapientoni, di pretendere il massimo rispetto; quello che vuole è invece che ci sia intutti l'umltà vera, come quella di Maria che ,divenuta Madre di gesù, canta: "Lanima mia magnifica il Signore... perchè ha fatto in me cose grandi Colui che è potente. L'umiltà è verità.Quello che siamo o abbiamo è dono di Dio e deve essere al servizio dei fratelli. Allora e solo allora siamo cristiani.

sabato 22 ottobre 2011

Maestro, qual'è il grande comandamento? (Matteo 22, 34-40 )

E' la domanda rivolta a Gesù da un dottore della legge. E Gesù rispose:"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la tua mente.Questo è il più grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: amerai il tuo prossimo come te stesso". L'amore è come una medaglia con due facce, l'una completa e concretizza l'altra. Non puoi amare Dio, che non vedi, se odi (trascuri, non perdoni...) il fratello che vedi. Nel comandamento dell'amore c'è tutto l'insegnamento della Bibbia. Amare è dare, uscire da se stessi per andare verso l'altro. Se rimani chiuso dentro di te, diventi egocentrico, egoista, individualista, incapace in ogni caso di comunicare. Aprirsi agli altri è uscire fuori da questo grettismo e scoprire i valori dell'altro. Il primo "Altro" di te è Dio: altro per natura ( perchè è Dio e non uomo, è Spirito e non carne; è l'Essere infinito mentre noi, io e tu, siamo, abbiamo un essere limitato e circoscritto). Dio è "Altro" ancora come persona: egli solo è il termine fisso del nostro amore; soggetto e oggetto di amore: quell'Amore infinito che da solo può rispondere alla nostra insaziabile fame ( o ricerca) di amore. Questo "Altro" ( o Dio) che non vedi e non puoi cogliere pienamente sulla terra, puoi intravederlo di riflesso nella persona del prossimo. Questo "altro" devi amarlo perchè anch'esso fratello e figlio di Dio. L'amore del prossimo costituisce la via... l'amore di Dio è il termine. Solo amando Dio resteremo pienamente appagati, saziati della sete dell'infinito. Diceva il grande Agostino: il nostro cuore è inquieto fino a quando non riposa in Dio; e a lui fa eco Dante: "In tua voluntade è nostra pace". Come vedi, l'uomo ha soprattutto bisogno di amore. Gli uomini riescono a vivere anche dove non c'è elettricità, radio, motori, macchine, telefonini..., ma non riescono a vivere dove manca l'amore perchè l'odio li distrugge e li annienta. Se...nza l'amore il mondo si distrugge, le case rimangono vuote, le ricchezze diventano inutili, le coppie diventano infelici. L'amore però non è una parola vuota, un sogno, un romanzo, un'avventura, una simpatia, e tanto meno passione o delirio sensuale. Amare è ti voglio bene, voglio il tuo bene, è procurare il bene, scomodarsi per il prossimo, è sacrificarsi per gli altri, è imitare Cristo che ha dato la sua vita per la salvezza di tutti. Questo afferma Gesù: amatevi come io vi ho amati. Questo è l'unico grande comandamento: fai questo e troverai la vera gioia di vivere... assicurerai per te un posto nel regno dei cieli.

sabato 8 ottobre 2011

Un re fece una grande festa di nozze ( Matteo 22, 1-14)

"Tutto è pronto, venite alle nozze" è l'invito di Cristo all'uomo di tutti i tempi, a prescindere del colore della pelle, della lingua e della nazionalità. I primi ad essere stati invitati furono gli ebrei... il popolo eletto a cui Dio aveva affidato la promessa. Con la venuta di Cristo sulla terra ("che venne tra i suoi ma questi non l'hanno ricevuto") il nuovo popolo di Dio è l'umanità intera per la quale Cristo è morto in croce. All'invito di Cristo, la nostra risposta non può che essere gioiosa.

Siamo tutti invitati al grande banchetto offerto da Cristo. Tutti, senza alcuna eccezione, perchè tutti siamo affamati di giustizia. Tu, forse, hai chiesto agli uomini questa giustizia, ma essi ti hanno insegnato solo la vendetta, la rappresaglia, l'odio, la violenza, la rapina. Hai chiesto un tozzo di pane o di bene, e ti hanno pagato con la moneta dell'odio e del disprezzo, perchè tra gli uomini c'è spesso solo arrivismo e prepotenza. Il Signore oggi ti invita:"Vieni, tutto è pronto... beati quelli che hanno fame di giustizia perchè saranno saziati". Siamo assetati di felicità. Tu, forse, hai bevuto ogni tipo di acqua per dissetarti; l'acqua delle pozzanghere che ti ha lasciato l'amarezza in bocca, hai elemosinato all'angolo delle strade o nelle retrovie buie chiedendo un po' di amore e ti hanno gettato addosso le monete false della sensualità che ti hanno solo sciupato la giovinezza e lasciato il cuore digiuno. Amico/a, oggi una voce nuova, diversa ti invita: "Io ti darò un'acqua che ti disseterà in eterno". Svegliati! è il Signore che ti ripete: La cena è pronta, vieni! Perchè non ti muovi?, che aspetti?, perchè vuoi morire di fame... patire la sete? Vieni, mettiti l'abito nuovo e corri... l'abito nuziale.

Non hai l'abito nuziale?, non perderti d'animo. Non costa caro: basta un po' di umiltà e puoi acquistarlo. In chiesa.... troverai Cristo che nella persona del sacerdote ti accoglie e ti dice: io ti assolvo... però non peccare più. Pentirsi ...significa cambiare vita, una vita nuova. Allora, ti esorto, dice il Signore: smetti l'abito dei tuoi vizi, della bestemmia, del peccato, della superbia e orgoglio... indossa l'abito della grazia, della virtù, dell'amore. Vieni a cena dove tutto è pronto. Qui troverai i grandi invitati: i poveri di spirito, i puri di cuore, i misericordiosi, gli operatori di pace. Essi ti aspettano.

Don Pietro Pisciotta

martedì 4 ottobre 2011

RIAPRE L'ORATORIO



Ragazzi riapre l'Oratorio San Domenico Savio.



Per cominciare l'anno con "dolcezza" abbiamo pensato a un bel Nutella Party.



Naturalmente siete tutti invitati



per ritrovare i vecchi amici e conoscerne di nuovi.



Vi aspettiamo








venerdì 30 settembre 2011

appuntamenti di Ottobre

Cari ragazzi, cari giovani, sono terminate le vacanze estive che ci hanno consentito di riposarci, rilassarci e rinfrescarci nel nostro meraviglioso mare per due lunghissimi mesi. In questo periodo eravamo tutti in vacanza eccetto Gesù, che è rimasto sempre nel suo tabernacolo ad aspettarci tutte le Domeniche.

Ci avete pensato? Gesù certamente vi ha aspettato e vi seguiva in tutti i vostri movimenti spensierati e allegri.

Ma ora il tempo del relax è finito e bisogna rimboccarsi le maniche. Penso con quale gioia ed entusiasmo riprenderemo i nostri appuntamenti.

Suvvia, coraggio!! E’ l’ora di destarsi dal torpore, dal sonno e riprendere con vivacità i nostri impegni.

Finalmente è arrivato il mese di Settembre, il mese che ci riporta a tutte le nostre attività.

Riapre la Scuola, inizia il Catechismo, riprendono tutte le attività Pastorali della Parrocchia e delle Associazioni di Volontariato.

Anche la Diocesi riprende le attività, infatti il 19 Settembre il Vescovo consegnerà a tutti gli operatori il nuovo Piano Pastorale Diocesano.

Il mese di Settembre è scandito da alcuni appuntamenti particolari:

Il 18 Settembre la festa del S.S. Crocefisso con la Messa alle ore 18 e subito dopo la Processione del S.S. Crocefisso, che si conserva in Chiesa Madre.

Il 19 consegna del Piano Pastorale a Mazara.

Il 19, 20 e 21 ci saranno le iscrizioni per il Catechismo in preparazione alla Prima Comunione (III, IV e V elementare);

Il 23 e il 24 ci saranno le iscrizioni per il Catechismo in preparazione alla Cresima (I e II Media).

Con i catechisti ci rivedremo il 16 Settembre per la scelta dei libri del catechismo.

Il 23 Settembre, festa di San Pio, ci vedrà tutti riuniti per la celebrazione Eucaristica in suo onore.

Con il Consiglio Pastorale ci incontreremo, subito dopo la consegna del piano Pastorale diocesano, nella giornata di Mercoledì 28 Settembre.

Dal 3 all’8 Ottobre “settimana dell’accoglienza” dei ragazzi del catechismo e delle loro famiglie (genitori e nonni) presso la Chiesa San Giovanni alle ore 18.30:

· Lunedì 3 Ottobre II anno comunione

· Martedì 4 Ottobre I anno comunione

· Mercoledì 5 Ottobre III anno comunione

· Giovedì 6 Ottobre II anno cresima

· Sabato 8 Ottobre III anno cresima

Prof.ssa Angela Stallone

(Segretaria del C.P.P.)

giovedì 29 settembre 2011

Giornalino parrocchiale on line

Vi avevamo promesso tante novità ed eccole...
Iniziamo con la possibilità a partire da oggi di scaricare il nostro giornalino parrocchiale on line....
Cliccate sull'immagine qui sotto e sarete re-indirizzati alla pagina
da dove potrete scaricare il file direttamente sul vostro computer....

La vigna del Signore è la casa di Israele (Matteo,21, 33-43)

Una parabola di Gesù che in chiave storica evidenzia la storia di Israele e la nascita della Chiesa cattolica. Una storia rievocata con immagini: la vigna è Israele, i vignaioli sono il popolo ebreo. La vigna, piantata dal Signore, invece di uva ha prodotto rovi (il popolo eletto si è inselvatichito e invece di produrre atti di giustizia, di carità... ha risposto con tradimenti e infedeltà). Casa farà il Signore?: toglierà la vigna a quei vignaioli e l'affiderà ad altri ( al popolo ebreo succederà il popolo cristiano). Gli ascoltatori capirono assai bene il discorso di Cristo. Noi oggi siamo i nuovi vignaioli. Ma,guai a noi, se non produciamo frutti e frutti validi. Dice il Signore: "Ogni albero che non dà frutti sarà gettato nel fuoco"

L'inferno, come vedi e sai, non è un luogo dove si va, ma è la perdita del Bene, della felicità,serenità, della pace e dell'amore. Inferno è angoscia, rimorso, sete inappagabile, vuoto e nausea dell'esistenza. L'inferno c'è veramente; comincia sulla terra e continua nell'altra vita. Non è Dio che manda all'inferno, ma è l'uomo che preferisce l'inferno. Tutte le volte che preferisc il'acqua putrida delle fogne all'acqua limpida della sorgente, il pane ammuffito che dà nausea a Cristo, pane di vita eterna, questo è l'inferno. L'inferno inizia nel cuore di chi pecca, nella famiglia dove manca l'amore, nella società dove c'è solo arrivismo, sopraffazione, corsa sfrenata al denaro: cose tutte che ti lasciano solo la bocca asciuta, il cuore vuoto e tanta amarezza nell'animo.

Paradiso è quella luce intima che nessuno può spegnere,la gioia dell'anima che nessuno può rapire; Paradiso è l'amore che comprende e perdona. Vuoi il Paradiso? devi restare legato a cristo come il tralcio alla vite. Cristo è la vite, noi s...iamo i tralci. Come cristiani, siamo innestati a Cristo. Se rimani inserito a cristo produci frutti; se ti distacchi e vuoi vivere autonomamente, diventi come un tralcio tagliato, che secca e verrà bruciato. La vita è una scelta: solo l'amore ci tiene legati a Cristo. Cristo è amore: ama e sarai veramente felice e pregusti il Paradiso.

Don Pietro Pisciotta

sabato 3 aprile 2010

Il Valore dell'Ascolto


IL VALORE DELL'ASCOLTO

Ascoltare può essere il più bel regalo che possiamo fare a qualcuno... E' dire alla persona, non con parole, ma con gli occhi, con il viso, con il sorriso e tutto il corpo: tu sei importante per me, sei interessante, io sono contento che tu ci sia... Non stupisce che modo migliore di rivelarsi a se stessa per una persona sia l'essere ascoltata da un'altra. Ascoltare, è innanzitutto tacere... Avete mai notato come i "dialoghi" sono colmi di espressioni come: "è come quando io..." oppure "mi ricordo quello che mi è capitato..." Il più delle volte ciò che l'altro dice non è che un'occasione per parlare di se stessi. Ascoltare è iniziare ad arrestare il proprio cinema interiore, il proprio monologo portatile, per lasciarsi trasformare dall'altro. E' accettare che l'altro entri in noi come entrerebbe nella nostra casa per fermarsi in un istante, sedersi sulla poltrona e rimanervi comodamente.

Ascoltare è veramente dimenticare le proprie preoccupazioni per donare tutto il proprio tempo all'altro. E' come una passeggiata con un amico: camminare con il suo passo, vicino ma senza dar noia, lasciarsi condurre da lui, fermarsi con lui, ripartire con lui.

Ascoltare non è tentare di rispondere, sapendo che l'altro ha in se stesso le risposte ai propri interrogativi. E' rifiutare di pensare al suo posto, di dare consigli e persino di volerlo comprendere. Ascoltare è accogliere l'altro con riconoscenza così com'è, senza la pretesa di sostituirsi a lui per dirgli come deve essere. E' essere aperti, in forma positiva, a tutte le idee, a ogni argomento, esperienza, soluzione, senza interpretare, giudicare, lasciando l'altro il tempo e lo spazio per trovare la sua strada.

Ascoltare non è pretendere che uno sia così o cosà, ma imparare a scoprire le sue qualità specifiche. Avere premura per uno che sta soffrendo non consiste nel trovare una soluzione o dare una spiegazione alla sua sofferenza, ma significa dargli la possibilità di comunicarla e aiutare lui stesso a trovare la strada della liberazione.

Imparare ad ascoltare qualcuno è l'esercizio più utile che possiamo fare per liberarci dalle nostre miserie...

Ascoltare è donare all'altro quello che forse nessuno ancora ha donato a noi: attenzione, tempo, una presenza affettuosa. E' ascoltando gli altri che impariamo ad ascoltare noi stessi, il nostro corpo e tutte le sue emozioni; è il cammino per imparare ad ascoltare la terra e la vita, e diventare poeta, cioé sentire il cuore e vedere l'anima delle cose. Chi sa ascoltare non vive più nella superficialità: sa comunicare con la vibrazione interiore di ogni vivente.

Auguri di Buona Pasqua





LA GIOIA DEL SIGNORE RINNOVI

LE TUE SPERANZE, LA TUA FEDE

LA TUA GIOIA!



AUGURI DAI RAGAZZI DELL'ORATORIO
"SAN DOMENICO SAVIO"



sabato 14 novembre 2009

Trasmissione radio: "Urliamoci"









Tutti pronti a partire e ad urlare??? La trasmissione inizierà il 21 novembre. Per chi non sapesse ancora di cosa si tratta, "Urliamoci" è una trasmissione radiofonica inventata da don Tommaso che è iniziata l'anno scorso. Ogni incontro ci sarà un tema diverso, verranno fatte ascoltare delle canzoni inerenti alla tematica del giorno e poi commentate da chi sarà in studio.
Ci troveremo presso "Radio Liberty"
Siete invitati a partecipare tutti o venendo in trasmissione oppure scrivendoci sulla messaggeria del sito della radio www.radioliberty.it o ancora inviando sms durante la trasmissione o proponendoci canzoni a tema e/o riflessioni.



Ecco i temi e le date di quest’anno:



21 Novembre = presentazione della trasmissione - Comunicazioni virtuali, sms, internet, social network.

12 Dicembre = Voglio essere protagonista! Il mondo dello spettacolo, teatro e tv.

09 Gennaio = Il mio corpo parla! Disturbi alimentari e rapporto con il corpo.

23 Gennaio= Paura che diventa violenza. Omofobia, bullismo, violenza sulle donne e pedofilia

06 Febbraio = Ma mi diverto sul serio? Lo sballo, le droghe, l’alcool.

20 Febbraio = Il sesso: atto d’amore o soltanto sport?

06 Marzo = Il mondo irreale dei reality show.

20 Marzo = Mode o modo di essere? Punk, Emo, truzzi, Gabber, Dark…

10 Aprile = La vita e la morte, opposti o complementari?

24 Aprile = E’ difficile ma io voglio crescere lo stesso! L’adolescenza e rapporto con il mondo degli adulti.

8 Maggio = L’essenziale è invisibile agli occhi! Il rapporto con il "sacro" e con Dio

22 Maggio = Attìa! Chi c’è mafia?

5 Giugno= Mi fido di te! amore e amicizia.

giovedì 9 aprile 2009

APPUNTAMENTI PER LA SETTIMANA SANTA

Ecco gli appuntamenti per la Settimana Santa
Giovedì Santo: ore 19.oo Istituzione della SS. Eucaristia - Lavanda dei piedi
ore 23.00 Ora di adorazione
Venerdì Santo: ore 17.00 Commemorazione della passione e morte di Gesù.
ore 18.00 Processione di Cristo morto
Sabato Santo: ore 21.30 Benedizione del fuoco, benedizione del cero, benedizione del fonte battesimale, Santa Messa di Risurrezione.

lunedì 6 aprile 2009

La nostra festa di Carnevale





























Eccoci qui pronti per la mega festa di Carnevale organizzata per i bambini della parrocchia che a quanto pare si sono stradivertiti :)














sabato 7 febbraio 2009

NON MANCATE

GRANDE CARNEVALE DEI BAMBINI


PRESSO PARROCCHIA S.GIOVANNI BATTISTA

CAMPOBELLO DI MAZARA


SABATO 21 FEBBRAIO 2009

DALLE ORE 16.00 ALLE ORE 18.00


Viva i coriandoli di carnevale,bombe di carta che non fanno male!
Van per le strade in gaia compagniai guerrieri dell'allegria si sparano in faccia risatescacciapensieri,si fanno prigioniericon le stelle filanti colorate.
non servono infermieri perché i feriti guarisconocon una caramella.Guida l'assalto, a passo di tarantella,il generale in capo Pulcinella.
Cessata la battaglia:tutti a nanna.Sul guancialespicca come una medaglia un coriandolo di Carnevale.
(G. Rodari)




Parrocchia Maria SS. Al Presepe, Chiesa Madre di Campobello di Mazara.

LA CHIESA MARIA SS. DEL PRESEPE[1]
(A cura del gruppo giovani di Campobello di Mazara)

La chiesa, anche se piccola, si presentava sino agli inizi del XIX sec. dignitosa ed accogliente. Sorta per servire le esigenze spirituali dell’agglomerato urbano, era sita a nord del castello federiciano, in una zona ricca di acque faldifere e servita da un pozzo scavato nella roccia a cui attingevano gli abitanti del contado. “Acqua della chiesa”, era considerata dal popolo l’acqua che abbondante e rigogliosa zampillava dal pozzo; accanto ad esso gli abitanti della zona avevano voluto la loro Chiesa e preferivano la sua acqua alle numerose risorse idriche di cui era ricca l’estesa falda del feudo della Guardiola. Presso tutti i popoli e in tutte le religioni si riscontra il culto delle acque salutari. L’acqua che sgorga è il simbolo della purificazione interiore. Anche l’antica Chiesa Madre di Campobello è sorta accanto ad una fonte d’acqua: un pozzo scavato nella roccia, la cui presenza era stata tramandata dalle precedenti generazioni, anche se nessuno ormai ne conosceva l’esatta ubicazione. Poco distante, nel presbiterio, dove ora è sito l’altare maggiore e il coro, scorreva l’acqua, proveniente forse dal fiume sotterraneo, di cui fa memoria il geografo, e che si riversava in un acquedotto naturale, dopo aver attraversato il centro urbano.
La chiesa, costruita ad unica navata, annoverava nel suo interno quattro cappelle, oltre l’altare maggiore dedicato alla Santa Madre di Dio. La prima delle quattro cappelle, dedicata al SS. Crocifisso, era stata realizzata per accogliere ed onorarvi l’immagine sacra del Crocifisso, opera scultorea di frate Umile da Petralia, dono alla città del duca don Giuseppe II Napoli e Barresi. Il popolo andava fiero di quel dono e l’aveva accolto con grandi ovazioni. Il Crocifisso era arrivato nel paese un mercoledì di maggio e trasportato con una solenne processione nella Chiesa Madre la domenica successiva, il 23 maggio 1666, presenti il clero di Campobello e della vicina Castelvetrano e una folla immensa di fedeli, che salmodiando ringraziavano Dio ed inneggiavano al Duca per l’inestimabile dono.
La seconda cappella, dedicata a Nostra Signora del Santo Rosario, costituiva il punto focale del culto mariano. Erano stati i Padri Domenicani a diffondere tra gli abitanti del piccolo centro rurale la pia pratica del rosario e tale devozione era rimasta ben radicata tra i fedeli anche dopo la chiusura del convento e il passaggio della chiesa al clero secolare.
Nella parte opposta alle due cappelle erano situati due altari dedicati rispettivamente alle anime sante del purgatorio e a San Francesco Saverio. Il culto a questo Santo era stato diffuso dai Gesuiti.
La quarta cappella, dedicata alle anime sante del Purgatorio, era stata costruita con i legati, costituiti in favore della Chiesa Madre da Andrea d’Antonuzzo, come da atto notarile del 6 giugno 1670. Il culto della cappella veniva alimentato dalla questua.
I cappellani curati che si succedettero nella Chiesa Madre dal 20 dicembre 1622 al 1695, anno della istituzione dell’arcipretura, furono ben tredici. Nella serie della cronitassi si ricordano:

Don Giuseppe Ribaudo (anno 1622)
Don Vito di Maggio da Castelvetrano
Frate Tommaso Pannocchia da Sciacca
Don Giuseppe Basconi da Castelvetrano
Don Girolamo Corleo da Castelvetrano
Don Francesco Mazara da Marsala
Don Antonio Antonuzzo da Castelvetrano
Don Pietro Mangiapane
Don Vincenzo Li Causi
Don Francesco Varvaro da Partanna
Don Francesco Bianco
Don Antonio De Maria
Don Leonardo Prinzivalli da Campobello, che fu anche il primo arciprete.


LA CHIESA MARIA SS. DEL PRESEPE[2]
(da chiesa curata ad arcipretura)

Il numero degli abitanti di Campobello, sul finire del secolo XVII, si era ormai consolidato in oltre seicento unità e si intravedevano tutte le premesse per un successivo consistente incremento demografico quando il Duca avanzò la proposta alla Curia Vescovile di Mazara per costituire il nuovo beneficio parrocchiale, che innalzava ad arcipretura la chiesa sino ad ora semplice curazia.
La ragione ditale incremento è da ricercarsi in alcuni fattori concorrenti: l’immigrazione di interi nuclei familiari dai paesi limitrofi e dalla Sicilia orientale, l’assenza di lunghe guerre e pestilenze e un più agiato tenore di vita nel mondo agricolo.
La Curia Vescovile, prendendo atto dello sviluppo che aveva assunto la comunità, accolse benevolmente la richiesta del Duca e del popolo di trasformare in beneficio parrocchiale la chiesa curata di Maria SS. del Presepe. La bolla di erezione fu redatta il 30 maggio 1695 dal Vicario Capitolare don Ascenzio Graffeo, che resse la Diocesi durante la “sede vacante”, e perfezionata dal nuovo vescovo Bartolomeo Castelli. Il duca don Giuseppe III Napoli dotò il beneficio parrocchiale, come dagli atti del notaio Antonino Giuseppe Cofara e Tagliaferri in data 18 maggio 1695, acquisendo il diritto di patronato sulla nuova parrocchia e il conseguente privilegio di presentare al Vescovo il nominativo dell’arciprete pro-tempore.
La nuova chiesa parrocchiale fu ristrutturata nel 1715 sulle basi dell’antica chiesa, ma risultò molto più spaziosa della precedente. Strutturalmente rimase ad una sola navata ma più allungata ed insistente a settentrione con la casa di civile abitazione del defunto sacerdote don Antonino Gavio Junior, su terreno concesso a censo da don Giacomo Scuderi; la parte anteriore rimase prospiciente il piano grande (oggi villa comunale). Sullo stesso piano, di fronte alla chiesa, si ergeva il palazzo ducale, ancora oggi ben visibile nel suo prospetto esteriore. La struttura interna della nuova chiesa, benedetta e dedicata a Santa Maria ad Nives (Santa Maria del Presepe), presentava cinque cappelle: sull’altare maggiore sovrastava il SS. Crocifisso, opera scultorea di frate Umile da Petralia; le altre quattro cappelle simmetricamente disposte erano dedicate alla Sacra Famiglia (Gesù, Maria, Giuseppe), a Santa Maria del lume, a Sant’Anna e alla Madonna del rosario. Nella chiesa erano disposte, inoltre, le statue di san Vito e di san Francesco di Sales ed alcune pitture in tela. Dal centro della navata si accedeva alla cripta inferiore dove erano situate tre zone di sepoltura, due delle quali destinate ai fedeli defunti e una terza riservata al clero e ai soci della confraternita del SS. Crocifisso. Nella sua austera semplicità la chiesa offriva agli abitanti del paese un luogo di preghiera molto raccolto e un ambiente dignitoso ed accogliente dove i fedeli potevano assolvere convenientemente i doveri religiosi.
Il primo arciprete chiamato a reggere la comunità fu il campobellese don Leonardo Prinzivalli, che resse la parrocchia per un decennio e prese parte al sinodo diocesano indetto dal vescovo Bartolomeo Castelli. Al Prinzivalli seguirono nel corso del secolo ben otto arcipreti, tutti provenienti dai paesi limitrofi. Nell’ordine della cronotassi:

Don Leonardo Prinzivalli da Campobello (1695-1705)
Don Salvatore Ciambra da Mazara (1705-1718)
Don Giacinto Barrile da Mazara (1718-1719)
Don Cristoforo Nolfo da Trapani (1719-1720)
Don Antonino Rubbino da Castelvetrano (1720-1723)
Don Nicolò Carrara da Trapani (1723-1731)
Don Pietro Gangi da Castelvetrano (1731-1753)
Don Leonardo Bascone da Castelvetrano (1753-1792)
Don Giovanni Maggio da Castelvetrano (1792-18 17)

NASCE L’ATTUALE CHIESA MADRE[3]

L’incremento della popolazione, registrato all’inizio del secolo, fu dell’ 80% e la popolazione raggiunse i 3200 abitanti; l’assistenza religiosa era assicurata da un cospicuo numero di sacerdoti, una decina, oltre i chierici che si preparavano al sacerdozio.
L’aumento costante della popolazione rese urgente il fabbisogno di una nuova chiesa parrocchiale o, almeno, di ampliare quella già esistente. Una richiesta in tal senso era stata già avanzata il 12 luglio 1807 dall’arciprete del tempo, don Giovanni Maggio, che aveva prodotto formale istanza al Vescovo, confortato anche dalla volontà del clero locale: don Pietro Tumbarello, don Filippo Tumbarello, don Vito Lombardo, don Antonino Monti, don Michele Cusumano e don Antonio Montalto; ma il momento non si era rivelato propizio e l’idea era stata abbandonata, anche se non erano mancate le continue sollecitazioni del popolo. Ciò che allora si era rivelata una chimera, doveva realizzarsi durante il lungo economato di don Vito Lombardo. Su disegno dall’architetto Sacchetti, nell’anno giubilare 1825 furono iniziati i lavori di ricostruzione, che videro tutto il popolo impegnarsi con entusiasmo per la realizzazione del progetto architettonico. I lavori furono portati a termine sul finire degli anni trenta, quando finalmente l’arcipretura era passata nelle mani del can. Francesco Napoli (1839-1848).
La nuova chiesa risultò più che triplicata nella sua estensione conglobando l’attigua area circostante, costituita da una ammasso roccioso, che andava dolcemente declinando sino a lambire il piano maggiore sito tra la Chiesa e il Castello ducale. La nuova costruzione si estese ad Occidente della vetusta chiesa e il pozzo scavato nella roccia venne a ritrovarsi nella navata centrale del nuovo edificio, nella zona sacra, consacrata dalla pietà popolare come sacrario dove furono religiosamente raccolti e conservati in due tombe comuni i resti delle generazioni più antiche. La cripta secolare, alla quale si accedeva con dodici gradini scavati nella roccia e sita nel centro dell’antica Chiesa Madre, in parte fu adibita per l’installazione di contrafforti destinati ad assicurare la staticità del nuovo edificio, mentre la parete ad oriente rimase come limite e attorno ad essa furono rifinite le cappelle laterali. Un lavoro edilizio che impegnò oltre un decennio le maestranze locali con l’ausilio di tutto il popolo che non risparmiò energie per assicurare alle generazioni future un tempio assai decoroso.
La nuova chiesa parrocchiale, ristrutturata ed ampliata con il contributo del popolo, del Comune e con cespiti provenienti da fondazioni, risultò accogliente, di stile neoclassico, a tre navate con transetto e decorazioni anch’essi a stile neoclassico. La facciata, sottolineata da piatte lesene di gusto classicheggiante, si apriva nel grande spiazzale, dove oggi sorge la villa comunale. Al visitatore la chiesa, rivestita di nuovo splendore, offriva nove altari, di cui il principale, l’altare maggiore, dedicato a san Vito martire, patrono del paese, dominava il presbiterio. Una statua lignea raffigurante il Santo, opera scultorea del secolo XVIII, rivestita da una preziosa lamina d’argento, troneggiava sull’altare. Due tele di grande valore artistico raffiguranti san Pietro e il sacro cuore di Maria sovrastavano il coro ligneo. Gli altri Otto altari, quattro per ogni navata, impressero al tempio una particolare sontuosità e decoro; dedicati a vari santi, essi sono ancora oggi ben riconoscibili come:
L’altare del Crocifisso: in questa cappella si conservava anche il SS. Sacramento per la pubblica adorazione. Divenne la cappella più sontuosamente adornata e nell’arco del tempo fu anche arricchita da tre tele, opere pittoriche di Domenico Grovenzani di Palma di Montechiaro (1902), raffiguranti Gesù nell’orto degli ulivi, Gesù flagellato alla colonna e il trionfo della fede.
Altare dell’Immacolata; era posto in simmetria con l’altare del Crocifisso. La statua lignea è opera scultorea attribuita alla scuola del Bagnasco. Attorno a questo altare si sviluppò il culto mariano con la recita quotidiana della corona del rosario patrocinato dall’associazione delle Figlie di Maria.
Altare di san Francesco di Sales: quest’altare aveva le pareti ornate da due tele raffiguranti santa Caterina da Siena e la Madonna del Carmelo.
Altare della Madonna Addolorata; nella cappella era situata una statua in carta pesta modellata in modo artistico assai valida. Sotto l’altare era posta un’urna con il simulacro di Gesù Crocifisso, opera artistica del palermitano Calabrò. La cura dell’altare e della relativa cappella fu affidata alla confraternita dei “Sette dolori della SS. Vergine”, che era sorta sul finire del settecento.
Altare di san Giuseppe. La cappella custodiva un’antica statua in legno raffigurante il Santo. Ornavano la cappella due tele: lo sposalizio e la morte di san Giuseppe. Il culto verso questo grande patriarca è rimasto sempre vivo nelle famiglie, che ancora oggi venerano il Santo come protettore della famiglia e del lavoro. In suo onore ogni anno vengono allestiti nelle famiglie “Gli altari di San Giuseppe”, manifestazione religiosa che unisce le istanze della fede e del folklore e richiama attorno a sé momenti aggregativi e di convivialità agro-alimentare.
Altare della Madonna del Rosario. Un culto particolare rimasto nella chiesa ad opera dei domenicani, una volta rettori dell’antica chiesa a cui era annesso il convento dedicato a Maria SS. delle Grazie.
Altare della Madonna della neve; era la cappella della Madonna, in quanto titolare della parrocchia stessa. Sull’altare era situata una tela, opera del pittore palermitano Luigi Lo Jacono (anno 1843)
L’ottava cappella custodisce la tela delle anime sante del Purgatorio.

La Chiesa Madre ancora oggi conserva le stesse caratteristiche strutturali anche se la disposizione degli altari è alquanto diversa. Don Vito Lombardo, amministratore parrocchiale per oltre un ventennio, poté consegnare al nuovo arciprete don Francesco Napoli di Mazara, nominato dal Vescovo nel 1839, un Tempio sontuoso nel suo insieme, vanto di tutta la cittadinanza.

LA CHIESA MADRE OGGI[4]
(Dal secolo XX agli albori del 3° millenio)

Per oltre due secoli, sino all’immediato dopoguerra,la chiesa santa Maria presepe era rimasta l’unica parrocchia del territorio. I sacerdoti, riuniti nel presbiterio di questa unica parrocchia riconoscevano come autorità religiosa locale il parroco, che, primus inter pares, prendeva il nome da arciprete ed era il titolare del beneficio parrocchiale.
Dopo la lunga arcipretura di don Andrea Fasulo, la parrocchia fu affidata alle cure pastorali di don Vito Cuttone, sacerdote campobellese. Il nuovo arciprete, divenuto parroco nel 1927 alla veneranda età di anni 71, si trovò a reggere la comunità in un momento assai difficile.
Si era in pieno regime fascista e l’Azione Cattolica fu l’unica associazione che sopravvisse con un programma formativo e spirituale all’insegna della libertà.
Nella sacra visita del 1905 il vescovo Audino aveva evidenziato la presenza di soli tre sacerdoti, oltre l’arciprete; di essi uno solo era campobellese: don Michelangelo Camminzuli di Castelvetrano, don Vito Cuttone di campo bello e don Giovanni Marchello di Castelvetrano.
Solo dopo alcuni anni si ebbe una rifioritura di giovani sacerdoti: don Salvatore La Rosa (1881-1944), don Bernardo Rizzo (1881-1944), don Giuseppe Nuccio (1884-1964) e don Vito Indelicato (1885-1954), ma il difficile momento storico che l’Itali attraversava e la mancanza di un programma pastorale organico portarono la comunità ad un immobilismo religioso con grande detrimento per la vita cristiana.
Antonino Arini resse la parrocchia negli anni difficili della guerra (1941-1944) e si dimostrò molto attivo e di grande sagacia nell’attività; fu un vero angelo consolatore in mezzo al popolo provato dai gravi lutti di una guerra micidiale.
Nella festa di Cristo Re dell’anno 1942, mentre gli animi erano oppressiti dalla micidiale guerra, l’arciprete Arini volle che si consacrasse in forma solenne la Chiesa Madre, già ricostruita ed officiata da più di un secolo.
La solerzia dei due ultimi arcipreti aveva permesso di ultimare i lavori di ripristino delle strutture e della decorazione, grazie anche alla munificenza di Filippina Bonacasa, che aveva contributo a completare a proprie spese la balaustra e la pavimentazione marmorea della navata centrale.
Il rito della consacrazione si svolse in orma solenne, presenziato dal vescovo Salvatore Ballo, dal presbiterio diocesano e da una moltitudine di fedeli accorsi anche dai paesi vicini.
Una lapide marmorea venne a testimonianza con una iscrizione dettata da Mons. Arini a Campobello fu molto breve; chiamata a reggere nel 1944 la parrocchia di Matrice di Marsala, lasciò nel paese un ottimo ricordo della bontà del cuore e delle sue valide capacità pastorali.
Il vescovo Salvatore Ballo affidò la parrocchia a don Giuseppe Scuderi di Castellammare del Golfo che lo tenne per dodici anni ( 1945-1957) durante i quali il nuovo parroco si sforzo di instaurare un certo dialogo con i ragazzi e i giovani del paese.

Catalogo degli arcipreti - parroci della Chiesa Madre[5]

Don Leonardo Prinzivalli di Campobello (1695-1705)
Don Salvatore Ciambra di Mazara del Vallo (1705-1718)
Don Giacinto Barrile di Campobello (1718-1719)
Don Cristoforo Nolfo di Trapani (1719-1720)
Don Antonino Rubino di Castelvetrano (1720-1723)
Don Nicolò Carrara di Trapani (1723-173 1)
Don Pietro Gangi di Castelvetrano (1731-1753)
Don Leonardo Bascone di Castelvetrano (1753-1792)
Don Giovanni Maggio di Campobello (1792-1817)
DonVito Lombardo di Campobello , vicario economo (18 17-1839)
Don Francesco Napoli di Mazara del Vallo (1839-1848)
Don Giuseppe Guccione di Campobello (185 1-1886)
Don Andrea Fasulo di Castelvetrano (1888-1924)
Don Vito Cuttone di Campobello (1927-1935)
Don Antonino Salvaggio di Poggioreale (1936-1940)
Don Antonino Armi di Marsala (1941-1944)
Don Giuseppe Scuderi di Castellammare del Golfo (1945-1957)
Don Gaspare Caracci di Partanna (1957-1964)
Don Giorgio Spidalieri di Randazzo (1965-1989)
Don Gaetano Varvaro di Partanna (1989- 2001)
Don Pietro Pisciotta di Campobello, amministratore parrocchiale (2001)


[1] Cfr. P. Pisciotta, La Chiesa di Campobello di Mazara. Storia, religiosità ed arte, ed Grafiche Napoli S.r.l., 2006 Campobello di Mazara, 20-22.
[2] Cfr. P. Pisciotta, La Chiesa di Campobello di Mazara. Storia, religiosità ed arte, ed Grafiche Napoli S.r.l., 2006 Campobello di Mazara, 23-26.
[3] Cfr. P. Pisciotta, La Chiesa di Campobello di Mazara. Storia, religiosità ed arte, ed Grafiche Napoli S.r.l., 2006 Campobello di Mazara, 37-40.
[4] Cfr. P. Pisciotta, La Chiesa di Campobello di Mazara. Storia, religiosità ed arte, ed Grafiche Napoli S.r.l., 2006 Campobello di Mazara, 45-48.
[5] Cfr. P. Pisciotta, La Chiesa di Campobello di Mazara. Storia, religiosità ed arte, ed Grafiche Napoli S.r.l., 2006 Campobello di Mazara, 89.